Indici di Bilancio I parte

La valutazione del merito creditizio deve considerare una serie di indici economici e patrimoniali, tale analisi deve essere effettuata considerando più anni e con un raffronto ai valori medi del settore di riferimento.

 

Indici di redditività

La loro fonte è il conto economico riclassificato ed hanno la capacità di mettere in risalto alcuni aspetti economico/reddituali:

ROE (Return on Equity)

ROE = (Risultato d’esercizio/Patrimonio netto) x 100

Il ROE indica la redditività del patrimonio netto, ovvero il ritorno economico  dell’investimento effettuato dai soci dell’azienda.

Tale indice deve essere superiore al tasso di inflazione, essendo in ogni caso fortemente influenzato dal settore di riferimento.

A titolo puramente indicativo, si può sostenere, con un tasso di inflazione del 2%, che un ROE sia:

Ottimo per valori pari/superiori all’ 8% – 10%

Buono per valori compresi tra 5% – 7%.

 

ROI (Return on Investiment)

ROI = (Risultato operativo/Capitale Investito Netto*) x 100

* cioè il Patrimonio Netto a cui sommiamo imezzi finanziari di terzi

Il ROI consente di misurare il ritorno finanziario dell’iniziativa che per essere soddisfacente deve risultare superiore contemporaneamente:

  • al tasso di remunerazione atteso dall’azionista (vedi ROE);
  • al costo medio del denaro in prestito (mezzi finanziari di terzi).

Il ROI cioè consente di indicare la redditività operativa dell’azienda, in rapporto ai mezzi finanziari impiegati. Il suo valore ottimale dipende sia dal settore di riferimento che dal livello di tasso di inflazione esistente.

 

ROS (Return on Sales)

ROS = (Risultato operativo/Fatturato) x 100

È un indicatore evidentemente influenzato dal settore in cui opera l’azienda; può risultare inoltre condizionato in positivo o in negativo dalla politica degli ammortamenti adottati, per cui va valutato in stretta relazione con l’indice M.O.L.

 

MOL (Return on Sales)

MOL = (Risultato operativo ante ammortamenti/Fatturato) x 100

Esso rappresenta il risultato operativo ante ammortamenti, viene rapportato al valore dei ricavi per valutare la redditività delle vendite in termini di ritorno operativo e di autofinanziamento allo stesso tempo. Il M.O.L. incorpora di fatto il livello di autofinanziamento (liquidità) prodotto prima di eventuali oneri e proventi straordinari, oneri finanziari ed imposte.

 

Valutazione Investimenti – II Parte

In questa seconda parte ci soffermiamo ad analizzare i criteri finanziari che hanno delle caratteristiche comuni :

  1. La considerazione dei flussi di cassa incrementali del progetto;
  2. L’impiego di un tasso di attualizzazione espressione del profilo di rischio e rendimento del progetto;
  3. L’ esplicitazione del legame tra decisioni di investimento e obiettivi di accrescimento del valore di impresa

Quindi per tali modelli ciò che conta è il flusso di cassa e la loro distribuzione temporale, per esempio due investimenti con cassa uguali in dimensione assoluta, ma distribuzione temporale rovesciata non portano ad una stessa conclusione, anzi chi presenta flussi più elevati a risdosso dell’investimento è preferibile a quello che li ottiene a distanza di anni.

I criteri finanziari di analisi degli investimenti sono:

  • Il valore attuale netto
  • Il tasso interno di rendimento
  • L’indice di rendimento attualizzato
  • L’ Economic Value Added (EVA®)

VAN

Il VAN è la somma algebrica di tutti i flussi di cassa attualizzati,generati dal progetto considerato. Rappresenta la ricchezza incrementale generata da un progetto, espressa come se fosse immediatamente disponibile.

van1

Quindi generalizzando possiamo scrivere:

van2

Dove F = Flusso di cassa e k= tasso di sconto

Ecco un esempio:

van3

 

TIR

Il tasso interno di rendimento (IRR) è quel particolare tasso di attualizzazione che rende identici i valori dei flussi positivi e negativi di un progetto. In altri termini, il VAN è uguale a zero. Rappresenta il rendimento lordo di un investimento ovvero quel costo del capitale per il quale i benefici, in termini di flussi di cassa futuri da questo generati, sono assorbiti dall’uscita iniziale e da quelle successive necessarie a compensare l’investimento iniziale.

Il TIR:

tir1

Ma se i flussi sono più di uno dobbiamo:

tir2

Utilizzando tale criterio vige la seguente regola: accettate ogni investimento in cui il tasso interno di rendimento (IRR) è superiore al costo-opportunità del capitale. Ma presenta dei limiti soprattutto nella scelta tra due investimenti alternativi poiché Non dice quale sia il valore creato dall’investimento.

IRA

L’indice di rendimento attualizzato (IRA) è il rapporto tra il valore attuale dei flussi positivi generati dall’investimento e il flusso iniziale F0 (o il valore attuale delle uscite necessarie alla realizzazione del progetto, qualora le stesse siano più d’una).

Algebricamente può essere così esposto:

ira

Ecco un esempio:

ira

Quindi verranno scelti progetti con IRA maggiore di 1 e come strumento risulta utile nell’ordinare i progetti per efficienza decrescente, scegliendo quei progetti che massimizzano il VAN complessivo.

EVA

L’Eva è un metodo misto di valutazione che utilizza l’asset side approach, fondandosi sulla capacità dell’impresa di offrire un’extra-remunerazione all’intero capitale investito e non solo al patrimonio netto. L’Eva stabilisce che l’extra-valore generato da un’azienda è uguale, in ogni periodo, alla differenza tra il rendimento del capitale investito ed il suo costo, comprensivo del costo opportunità dell’equity.

eva

Il ROIC è per definizione uguale al rapporto tra il profitto operativo al netto delle tasse ( NOPAT, Net operatine profi t after adjusted tax ) ed il CIN:

roicu

Dove:

NOPAT (net operating profit after taxes), risultato gestionale netto da imposte

ROCE (return on capital employed), NOPAT/Capitale Investito

Il NOPAT/CIN esprime la redditività dell’impresa nell’attività caratteristica, è assimilabile al ROI. Con questa formula si confronta quanto rende il business aziendale rispetto a quanto costa raccogliere fonti finanziarie, ovvero determino

il valore creato dall’impresa tramite l’investimento. Quando avremo EVA>0 si creerà ricchezza dopo aver remunerato i soci e i debitori dell’azienda; nel caso opposto si distruggerà valore.

L’EVA non nasce originariamente come un metodo di valutazione ma come un indicatore di performance, al pari di ROI e ROE. Quindi l’obiettivo di tale indicatore di misurare il valore prodotto da un’azienda nel corso di un esercizio, confrontando la redditività operativa con il costo del capitale investito necessario per il funzionamento della stessa.

Si caratterizza quale modello idoneo a supportare i processi decisionali in azienda, fornendo dati significativi per numerose valutazioni gestionali e garantendo dati rilevanti ai fini della programmazione a medio-lungo termine sviluppata in azienda.

Quindi il suo adattamento al singolo investimento presenta dei vincoli.

Valutazione Investimenti – I Parte

Gli investimenti, con particolare riferimento a quelli di carattere industriale, rappresentano una parte rilevante della pianificazione aziendale e la loro importanza in un’impresa varia in relazione alle diverse fasi di crescita aziendale.

Gli investimenti possono essere legati a considerazioni di carattere strategico o riguardare progetti specifici relativi a singole operazioni aziendali. In termini generali per investimento industriale, si intende un’operazione con cui l’impresa acquisisce beni o servizi il cui impiego prevedibilmente procurerà nel tempo una determinata utilità.

possono essere valutati con una serie di criteri:

  • I criteri tradizionali
  • I criteri finanziari
  • capital budgeting

In questa prima parte ci soffermiamo sui criteri tradizionali:

– Il tempo di recupero (payback period)

– Il payback period attualizzato

– Il rendimento medio contabile (ROI del progetto)

 

Payback Period

 ll Payback Period è un metodo che viene frequentemente utilizzato dalle aziende per la sua semplicità di calcolo; consente di calcolare il tempo entro il quale il capitale investito nell’acquisto di un fattore produttivo a medio-lungo ciclo di utilizzo viene recuperato attraverso i flussi finanziari netti generati. Tra investimenti alternativi, si sceglierà quello con un “periodo di recupero” più breve, in quanto da tale momento in poi, il bene strumentale contribuirà alla formazione di utili lordi.

Esempio L’impresa Alfa sta valutando la possibilità di acquistare una nuovo macchinario che richiede un investimento iniziale di circa 100 mila Euro. Tale cifra include il costo della macchina e quello del software, i costi dell’attività di formazione, i costi di riorganizzazione, ecc. Con l’introduzione della nuova macchina, l’impresa Alfa prevede di incrementare i flussi di cassa come indicato:

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L’impresa Alfa ha recuperato l’intero l’investimento iniziale nei primi due mesi del quarto anno. Quindi il periodo di recupero risulterà pari a quattro anni e due mesi.

Nel caso in cui i flussi di cassa non variano nel tempo è possibile utilizzare sinteticamente il rapporto:

PR= I/F

in cui:

PR= periodo di recupero

I= ammontare dell’investimento iniziale

F= flusso di cassa annuale

Per un investimento di 100.000 Euro ed un flusso di cassa costante annuale di 40.000 Euro si avrà:

I = 100.000 Euro

F = 40.000 Euro

PR = 2,5 anni

L’impresa recupererà l’intero l’investimento iniziale in due anni e mezzo.

Il PR presenta numerosi limiti, solo in parte superabili:

– non considera i flussi conseguiti nei periodi successivi al pbp;

– non considera il valore finanziario del tempo;

– non considera l’ammontare di capitale investito;

– è un indicatore di rischio (esposizione temporale), non di rendimento.

Il PRI ha comunque alcuni pregi:

– considera i flussi di cassa (almeno dovrebbe!);

– facilità di calcolo, uso e comunicazione

 

Payback Period Attualizzato

Il PBP attualizzato supera uno dei limiti della versione “più semplice”, in quanto tiene conto del valore finanziario del tempo e il costo del capitale:

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Supponendo un tasso di sconto pari al 10%, lo stesso investimento della società Alfa comporterebbe:

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L’impresa Alfa ha recuperato l’intero l’investimento in più di quattro anni.

Possiamo dire che tale metodologia nel caso di progetti alternativi non modifica rispetto a quello semplice la “graduatoria” ma permette una una maggiore severità nell’analisi, inoltre permangono i limiti del tempo di recupero semplice relativi a:

  • Fissazione di un cutoff period arbitrario
  • Non considerazione dei flussi di cassa successivi al payback

Il rendimento medio contabile (ROI del progetto)

Il rendimento medio contabile (RMC) è definito come: “il rapporto tra la redditività media incrementale prodotta nel corso dei periodi presi in considerazione e l’ammontare dell’investimento medio da sostenere”.

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Si deve dunque dividere i profitti medi previsti dal progetto, al netto degli ammortamenti e delle imposte, per il valore contabile medio dell’investimento.

Questo rapporto viene confrontato con il rendimento medio dell’impresa, con l’obiettivo di rendimento atteso, o con un bechmark di riferimento.

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RMC = 17,8%

 RMC, come criterio di valutazione degli investimenti, presenta numerose lacune:

  • Non considerando nè la distribuzione temporale dei flussi (se il reddito viene prodotto il prossimo anno o il prossimo secolo) né il valore della moneta nel tempo (rischio e inflazione), ignora totalmente il costo opportunità del capitale
  • Non considera flussi di cassa, ma flussi di reddito
  • Non assume un valore univoco, perché risente dei principi contabili adottati nella redazione del bilancio (ammortamento, principio di competenza);
  • Non considera la rischiosità del progetto, né il contributo al valore dell’impresa;
  • Considera valori medi che, per definizione, sono approssimazioni